In attesa dell’incontro con Franco Berrino che il prossimo 11 Giugno presenta a Roma il suo nuovo libro “Il Cibo dell’Uomo”, vi propongo questo estratto dalla sua introduzione a Il Grande Libro dell’Ecodieta. Si parla delle controversie che costellano la medicina moderna in relazione al ruolo dell’alimentazione sullo stato di salute della persona, tra le contraddizioni dell’odierna evidenza scientifica e la saggezza delle antiche sapienze primigenie.
Le tradizioni alimentari dei popoli (precedenti alla rivoluzione alimentare dell’ultimo secolo, e precedenti alla rivoluzione scientifica) valgono almeno altrettanto che le conoscenza della moderna scienza dell’alimentazione.
In questo campo le opinioni sono clamorosamente contrastanti: da chi ritiene addirittura immorale presentare come utili alla conservazione o al recupero della salute integratori alimentari o cibi modificati rispetto alle loro caratteristiche naturali, a chi saluta ogni innovazione tecnologica o commerciale come un segno di progresso. Le leggi morali del comportamento umano, d’altro canto, variano con le tradzioni, i costumi, le legislazioni. E anche il concetto di prova scientifica è tutt’altro che univoco, sia presso gli addetti alla ricerca scientifica sia presso i responsabili della sanità pubblica e presso il pubblico generale, perchè i sistemi di valori che scienziati, politici e gruppi sociali assumono come principi e guida alle loro scelte, sono anche espressione di interessi, di rapporti di potere, spesso difficilmente riconoscibili, e di informazione artatamente distorta.
La valutazione delle prove scientifiche è difficile per gli esperti e frustrante per i non esperti. Ad esempio il medico di oggi, che non studia che pochi elementi di nutrizione nel corso del suo curriculum formativo, come può avere competenza per valutare i risultati della ricerca scientifica sul rapporto tra alimentazione e malattie? Dove trova il tempo per farsela? Ma allora su cosa basa le sue raccomandazioni ai pazienti? O le sue non-raccomandazioni del tipo “Mangi quello che vuole?”
Per molti sarebbe anacronistico proporre che ogni medico si impegni per una approfondita cultura alimentare. Qualche autorevole competente deve prendersi l’impegno di fare sintesi della conoscenza scientifica e informarne i colleghi. Ma esperti diversi giungono a conclusioni diverse, e valutare la sintesi della letteratura scientifica può essere ancora più difficile che valutare la validità dei singoli studi. Se i medici, anche quelli più colti e volenterosi, si trovano in tali difficoltà, figuriamoci i non medici. Naturalmente questo tipo di considerazioni vale anche per i farmaci – le terapie in genere – ma per il cibo come veicolo di salute o malattia è più critico perchè il medico moderno considera sempre meno il cibo un tema di sua responsabilità, un tema per cui ritenga doveroso aggiornarsi.
Dove si aggiorna dunque il medico sull’alimentazione? Semplice: dall’industria e dai mezzi di comunicazione di massa, questi sì interessati a proporre, commentare, pubblicizzare, ogni suggerimento alimentare che possa attirare l’attenzione dei lettori.
L’interesse dei media per l’alimentazione traduce comunque un reale interesse del pubblico. La gente vuole sapere, ma non ha i mezzi culturali per orientarsi in un oceano informativo, infestato di sirene e di pescecani, dove è costretta a navigare senza bussola. […]
Rimane il fatto che la scienza ci aiuta ben poco a ragionare su come mettere insieme i nostri pasti quotidiani. Eppure sappiamo che il nostro fisico risente di quello che mangiamo, così come il nostro stato mentale. Ma la medicina moderna dà ben poca importanza a questi aspetti, per cui è giocoforza rivolgersi ad altre tradizioni.