Elementare, Watson.
Proprio lui. Quel Jim Watson insignito del premio Nobel per la scoperta della struttura del DNA, che al DNA ha votato la sua carriera di ricercatore, alla tenera età di 85 anni afferma: lo studio del DNA ha rivelato i meccanismi causali del cancro, ma difficilmente questa strada porterà ad una cura.
“Possiamo continuare a sequenziare ogni pezzo di DNA esistente, ma non penso che troveremo alcun tendine di Achille. Lo abbiamo fatto per 10 anni (eh già, il tanto promettente Progetto Genoma Umano…). Non è più questa la storia che voglio sentire. I ricercatori che oggi continuano a sequenziare il DNA stanno cercando una conoscenza fine a se stessa, che alimenta solo il proprio piacere”.
E aggiunge: oggi il più grande ostacolo per procedere efficacemente verso una vera guerra contro il cancro può venire dalla natura inerentemente conservatrice delle istituzioni di ricerca sul cancro, che sono ancora troppo strettamente “sposate” alla strategia dei cocktail di farmaci rivolti a specifici fattori di crescita o a vie di trasmissione del loro segnale.
Watson invita invece a concentrare le ricerche sulle debolezze metaboliche delle cellule cancerose, in particolare la loro sensibilità allo stress ossidativo.
A chiare lettere afferma che è ora di cambiare strategia: la chemioterapia è altamente mutagena e tende quindi a creare il terreno fertile alla resistenza del cancro, di quello stesso cancro che dovrebbe invece distruggere.
E continua: tutto questo ha probabilmente ha che fare con l’effetto Warburg, noto sin dagli anni Venti e ancora non del tutto spiegato, e per il quale si è osservato che le cellule cancerogene tendono a produrre energia in un modo che differisce da quello delle cellule normali (ma di questo parleremo meglio in un altro post…).
Il simpatico ricercatore conclude: tutto quello che posso fare è scrivere lavori e sperare che i lettori siano aperti ad idee ortodosse. Bisogna avere nuove idee, sostiene, che possono derivare solo dal leggere qualcosa che venga da un altro settore, apparentemente non correlato.
Che dire….io non voglio ritrovarmi con le rughe e i capelli bianchi a pensare a quanto avesse ragione. Io voglio farlo adesso.
Qui sotto trovate l’articolo integrale in inglese!